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SCUOLA DIGITALE

Da insegnante dico che gli alunni sono pronti per ridurre l’uso del cellulare mentre i genitori sono tecno-dipendenti e non riescono ad ammetterlo

La questione della dipendenza dei giovani dallo smartphone è una delle più dibattute degli ultimi anni. Se per alcuni i giovani utilizzano troppo il cellulare, per altri usare lo smartphone a scuola vuol dire avvalersi di un utile strumento di apprendimento. Nel dibattito si inserisce anche il punto di vista della docente e scrittrice Valentina Petri. Durante alcune conversazioni con i suoi studenti, ha notato come i giovani capiscano bene i rischi della dipendenza da smartphone, anche più dei genitori.

Il rapporto studenti-smartphone

In un approfondimento pubblicato dal quotidiano La Stampa link esterno, Valentina Petri analizza il rapporto fra i suoi studenti e lo smartphone. Certo non si tratterà di un campione rappresentativo dell’intera Italia, ma i risultati di questa particolare indagine risultano molto interessanti. Come racconta la stessa docente:

Entro nella mia classe quinta decisa a gettare sulla cattedra, come la mela della discordia, la proposta di vietare l’utilizzo dello smartphone ai minori di 14 anni. Proposta controversa, ragionevole, discussa, invocata, percepita al pari di una tardiva chiusura.

Certo, un docente navigato sa benissimo che gli studenti tendono a rispondere nel modo che credono sia gradito al docente, ma non sembra essere questo il caso. Nel parlare del rapporto fra i bambini e lo smartphone, scrive Petri, gli studenti di quinta si infervorano e lasciano emergere una posizione piuttosto chiara. Abusare dello smartphone è una pratica sbagliata, dicono, ed è necessario arginare il fenomeno della dipendenza dai telefoni, soprattutto per i più giovani.

Il rapporto studenti-bambini

Nota per alcune posizioni dress code dei ragazzi a scuola, Valentina Petri è una docente che conosce molto bene il mondo della scuola e, aspetto forse più importante, i suoi stessi alunni. Per questa ragione, appare davvero interessante il suo resoconto sul rapporto fra studenti, tecnologia e bambini più piccoli. A colpire sono in particolare alcuni aneddoti condivisi dai ragazzi.

C’è per esempio uno studente che d’estate lavora come cameriere e guarda bambini di sei anni che non mangiano ma giocano con lo smartphone. Altri vedono di continuo bimbi sul passeggino che, mentre sono al supermercato, non fanno altro che ascoltare canzoncine dallo smartphone dei genitori. Poi c’è anche uno studente che ha sequestrato lo smartphone al fratello minore: voleva fare una videochiamata con l’amico, che però abita al piano di sotto dello stesso palazzo. Insomma, secondo Valentina Petri i ragazzi sono più consapevoli rispetto a quanto si crede, soprattutto per quanto riguarda la tecnologia. E i genitori?

Le responsabilità dei genitori

Nel cercare di comprendere il rapporto fra i giovani e lo smartphone, spesso ci si dimentica che si tratta di persone cresciute con la tecnologia. Sanno utilizzarla meglio e, facendo tutti i distinguo del caso, conoscono bene anche quali sono i suoi limiti. Il dibattito fra Valentina Petri e i suoi studenti si sposta quindi sulle responsabilità dei genitori e sulla dipendenza da smartphone. D’altronde, se il telefono è visto come una soluzione semplice e immediata per calmare un bambino, qualche problema c’è. Secondo Petri:

Vero è che, finché i figli non sono i tuoi, non puoi mai sapere che genitore sarai, quindi un certo margine di dubbio lo mantengo. Ma tra i genitori tecno-entusiasti e quelli tecno-scettici […] sta crescendo una rigorosa generazione di tecno-censori.

Questi ultimi sono gli studenti degli ultimi anni di superiori, impietosi con gli adulti che non sanno gestire l’abuso di uno strumento potente e pericoloso come lo smartphone. Basta quindi la scuola per arginare la dipendenza dalla tecnologia che i bimbi stanno sviluppando? Sì e no: non si può delegare ad essa la soluzione di ogni problema, né si possono assolvere i genitori dalle loro responsabilità. Lo hanno capito dei ragazzi maturandi, possono capirlo anche tutti gli altri.

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